Panasonic Lumix GX8, la recensione: una mirrorless con stabilizzatore ibrido e 4K

Abbiamo potuto testare la prima mirrorless in formato micro quattro terzi con sensore da 20 Megapixel, la Lumix GX8. La risoluzione non è l’unica novità della nuova fotocamera di Panasonic: c’è uno stabilizzatore ibrido, controlli ancora più completi e arriva naturalmente anche la registrazione video 4K.

Design e costruzione

La Lumix GX8 è costruita in lega di magnesio ma ed è anche tropicalizzata e quindi resistente ad acqua e polvere. Le dimensioni sono più grandi rispetto alla GX7 di qualche anno fa, a favore di un grip migliore, ma diventano anche più completi i controlli, con una nuova configurazione di ghiere, che tra l’altro danno la sensazione di essere più robuste.

Il controllo dei parametri di scatto avviene principalmente sempre con due ghiere, ma ne è stata aggiunta una terza coassiale con quella di selezione della modalità di scatto per la compensazione dell’esposizione. Il corpo della Lumux GX8 è letteralmente coperto poi da tasti funzione e dedicati, che sono in realtà dal primo all’ultimo programmabili da parte dell’utente nel menù di configurazione. Anche se abbiamo trovato soprattutto quello vicino al tasto di registrazione video un po’ scomodo da utilizzare, c’è tale versatilità di configurazione che chiunque è in grado di trovare l’assetto migliore per le proprie esigenze.

Sul versante delle connessioni c’è l’uscita HDMI e il classico connettore audio/video proprietario, ma soprattutto l’ingresso jack per microfono, caratteristica molto interessante per chi vuole usare la GX8 anche per fare video. Purtroppo, la presa mini-jack è da 2,5 mm; una scelta molto strana da parte di Panasonic.

Mirino

Oltre al nuovo layout dei comandi, Panasonic ha anche migliorato mirino e display rispetto alla GX7. Il mirino elettronico passa dalla tecnologia LCD field sequential all’OLED e offre un maggiore fattore di ingrandimento. Il mirino è orientabile, ma non c’è il flash integrato.

Il display touch posteriore rimane da 3 pollici, sempre con risoluzione di circa 1 Megapixel, ma anche questo ora è in tecnologia OLED. La novità più grande risiede però nella possibilità di ruotare il display in qualsiasi modo, offrendo totale libertà di utilizzo. Il menù a schermo come è possibile vedere anche dall’immagine in alto, rimane quello classico di tutte le fotocamere Panasonic e non presenta novità di rilievo. Stesso discorso per l’OSD che rimane del tutto simile a quello visto sugli ultimi modelli e andando più indietro anche su quelli dello scorso anno. 

Come sulla recente G7 la novità più grande a livello di funzionalità è costituita dalla modalità Photo 4K, che essenzialmente consiste nella possibilità di estrarre foto di altissima qualità dalla ripresa video in 4K, sostituendo di fatto la modalità a raffica con una piccola rinuncia in termini di risoluzione massima. Le modalità disponibili sono esattamente le stesse viste sulla Lumix G7, così come il funzionamento, per cui vi rimandiamo alla nostra esauriente anteprima per i dettagli. Ci sono poi naturalmente i filtri artistici (ora personalizzabili), la possibilità di editing RAW direttamente in camera, possibilità di controllo della fotocamera via app per smartphone e tablet tramite connessione Wi-Fi, e la solita pletora di modalità di esposizione automatica per ogni occasione immaginabile, che probabilmente il destinatario di questo prodotto non userà mai. 

Sensore

Al di là dei cambiamenti “ergonomici”, le più grandi novità introdotte da Panasonic sulla GX8 riguardano il sensore e il sistema di stabilizzazione. Lo abbiamo già sottolineato in questo articolo: la Lumix GX8 è stata la prima macchina micro quattro terzi a offrire una risoluzione di 20 Megapixel, contro i 16 Megapixel degli altri modelli anche di fascia alta. La OM-D E-M5 II di Olympus riprende anche a 40 Megapixel ma solo con lo shift del sensore e scatti multipli. Il sensore da 20,3 Megapixel è con ogni probabilità realizzato da Sony, che ha un modello quattro terzi a listino da circa aprile di quest’anno, ma Panasonic ufficialmente non dice chi produce il componente (e potrebbe anche esserselo sviluppato in casa).

Il sensore è combinato a una nuova versione del processore Venus Engine, ottimizzato per la maggiore risoluzione, con un nuovo algoritmo per la riduzione dei difetti di diffrazione a piccole aperture, migliore gestione del rumore e sensibilità espansa fino a 25600 ISO e con una nuova modalità estesa a 100 ISO. Anche sulla GX8, Panasonic ha portato poi la tecnologia di autofocus DFD (depth from defocus), che offre una rapidità di aggancio del soggetto fino a 0,07 secondi. Invariato l’otturatore, con velocità massima di 1/8000 secondi, a cui però è stata aggiunta la modalità elettronica fino a 1/16000 secondi.

Per quanto riguarda invece lo stabilizzatore, Panasonic ha tradizionalmente sempre seguito la strada della stabilizzazione ottica sulle lenti, introducendola per la prima volta anche sul sensore proprio con la GX7. Per questo nuovo modello, e per rispondere alla concorrenza di Olympus, il cui sistema di stabilizzazione è ormai considerato un benchmark, Panasonic ha introdotto un nuovo ingegnoso sistema di stabilizzazione che combina la compensazione sia dell’ottica che del sensore.

Il dual I.S., così come lo chiama Panasonic, utilizza i dati raccolti tramite un giroscopio per determinare le vibrazioni della fotocamera e quindi compensare i movimenti tramite lo stabilizzatore ottico e quello del sensore. Un ulteriore componente di traslazione viene compensata tramite il movimento del sensore. Il sistema lavora su due assi tramite l’ottica e su quattro assi sul sensore, in modalità foto. Con i video, ma solo fino a risoluzione 1080p, la compensazione sul sensore è a tre assi. Rispetto alla GX7, questa, Lumix GX8 fa un notevole passo in avanti.

Chiaramente, per poter funzionare, un simile sistema necessita che ottica e corpo macchina siano in grado di comunicare e coordinarsi tra loro, motivo per il quale il nuovo stabilizzatore funziona unicamente con ottiche Panasonic stabilizzate e con apposito aggiornamento del firmware (anche gli obbiettivi possono ricevere aggiornamenti software!). Questo limita un po’ il vantaggio di un sistema “aperto” come il micro quattro terzi, ma è sicuramente una trovata interessante.

Qualità degli scatti

La scelta di effettuare il salto ai 20 Megapixel su una macchina come la GX8 e non su un’ammiraglia come la GH4 è un po’ curiosa, ma può essere ricercata come il tentativo di rispondere all’agguerrita concorrenza del sistema OM-D di Olympus all’interno del settore micro quattro terzi. Di certo in pochi si sono lamentati per la risoluzione della GH4 o della stessa GX7, ma si sa, avere un 20 al posto di un 16, quando si parla di marketing fa la differenza. Fortunatamente la “compressione” di 20,3 Megapixel nello stesso formato 4/3 non sembra aver comportato dei compromessi soprattutto sul versante del rumore.

f/1.2 a sx – f/3.5 a dx

Non è certo il dettaglio quello che manca nelle foto scattate con la GX8 che però mantengono anche un’impronta tutto sommato morbida e non troppo analitica.

Quello che continua a convincerci un po’ meno è il motore JPEG di Panasonic; abbiamo notato, visualizzando al 100% le foto in JPEG prodotte dalla fotocamera, la comparsa di effetto “acquarello” già a bassi valori di ISO. Non che in condizioni normali ciò sia particolarmente visibile, ma l’impatto sul dettaglio più fine c’è, con la riduzione del rumore che insieme alla compressione si mangia via qualche particolare.

Stabilizzazione

Il nuovo stabilizzatore della Lumix GX8, che abbiamo potuto provare unicamente in combinazione con l’ottica da kit “tutto fare” LUMIX G VARIO 14 – 140mm F3.5-5.6, si comporta in generale bene. Al massimo dell’ingrandimento (focale equivalente 240 mm) siamo riusciti a guadagnare in generale anche 3 stop a livello di tempi di posa, ma dobbiamo dire che abbiamo riscontrato prestazioni scostanti a seconda delle circostanze. 

Ripresa video

Molto interessanti le prestazioni di ripresa video in 4K(MP4 a 100 Mbit/s e a 24 o 25p), anche se la GX8 non è forse il tipo di macchina ideale per chi cerca una soluzione per questo tipo di progetti. In 4K, come abbiamo visto, ad esempio non c’è stabilizzazione di immagine, e anche il form factor forse si presta meno. In ogni caso la qualità di immagine è decisamente buona, fatta eccezione per un po’ di rumore sulle ombre che può venire accentuato in fase di ricodifica dei filmati dalla compressione. I video sono stati realizzati con il profilo CineLike, che cerca di restituire una curva dinamica più “piatta” e simile alla pellicola. 

Conclusione

In un segmento in cui le novità tecnologiche sono spesso strillate e dettate dal marketing, Panasonic ha tirato fuori una fotocamera di sostanza, che non fa gridare al miracolo ma ha tante luci e nessuna ombra. Le tante feature utili quali il mirino inclinabile, i video 4K che vengono tutto sommato molto bene e il sistema di stabilizzazione ci fanno consigliare all’acquisto questa fotocamera nonostante non sia ormai recentissima, è uscita nel 2015.

Pro
  • Qualità foto e video
  • Ampie possibilità di configurazione
  • Ripresa video in 4K e 4K Photo
Contro
  • Video 4K non stabilizzato
  • File JPEG con riduzione del rumore un po' aggressiva
8.2
Ottimo
Costruzione - 9
Longevità - 9
Design - 7
Qualità/prezzo - 8
Semplicità - 8
Scritto da
Sono un grande appassionato di informatica, fotografia e grafica digitale. Mi piace testare i nuovi prodotti tecnologici usciti sul mercato ed è per questo che il 27 maggio 2017 ho deciso di aprire RecensioneDigitale.it

Dì la tua!

0 0