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Il processo ai Chicago 7, la recensione: un processo politico e culturale all’America degli anni ’70

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Brividi; è la prima sensazione che proviamo appena finito “Il processo ai Chicago 7” (presente nel catalogo Netflix) ed è l’emozione che innanzitutto vogliamo trasmettervi a caldo subito dopo aver visto il film di AAron Sorkin, candidato con 6 nomination totali alla 93esima edizione degli Oscar (vi rimandiamo al nostro articolo con la lista completa delle candidature all’ambito premio).

Fra gli attori spicca sicuramente Sacha Baron Cohen, anche lui nominato come miglior attore non protagonista, e sicuramente uno dei personaggi più riusciti della pellicola, come vedremo meglio. Immergiamoci con alcune curiosità e nostri pareri sul film.

Trama

Il film è ambientato durante la fine degli anni 60 e inizia con gli scontri dell’Agosto del 1968 dovuti alle proteste alla Convention Democratica di Chicago, guidata dai “7 di Chicago” (Abbie HoffmanJerry RubinTom Hayden, Rennie DavisDavid DellingerLee Weiner, John Froines e Bobby Seale: si sono 8, però capirete meglio il perché vedendo il film!) che volevano, come obbiettivo principale, fermare l’invio di truppe americane nel fronte vietnamita, ma soprattutto una “rivoluzione culturale”.

Nata come protesta pacifica, fin da subito si trasformerà in una serie di scontri con la polizia e con la Guardia Nazionale, che porterà gli 8 responsabili, e considerati colpevoli di aver aizzato le folle, al famoso processo (visto da tutto il mondo: “Tutto il mondo ci guarda“) che li vedrà accusati, dal procuratore generale John N. Mitchell (che a sua volta nominerà Tom Foran e Richard Schultz come pubblici ministeri) di aver istigato la rivolta, e quindi di essere un pericolo pubblico per lo stato Americano.

Ma, come ben presto capiremo, sarà più che altro un “processo politico” volto a placare la rivoluzione culturale che i 7 (o 8) coraggiosi ragazzi volevano portare avanti, per rendere l’America (e  il mondo) un posto migliore e senza guerre e vittime innocenti.

Commento e recensione

A una prima lettura della trama a noi di RecensioneDigitale il film sembrava di essere qualcosa di già sentito, che magari non avremmo mai visto, se non spinti dalla fresca candidatura agli Oscar. Ma sin dal primo momento la pellicola ci fa ricredere: inizia con un ritmo subito spinto, e con ottimi spunti comici fin dalle prime scene del film.

Sì , perché “Il processo ai Chicago 7” viene considerato come film drammatico/dramma, ma sin dall’inizio si nota la forte presenza di una linea comica, dovuta soprattutto all’eccezionale interpretazione di Sacha Baron Cohen, che potrebbe tenere su da solo tutta la pellicola, che, però, vista l’ottima sceneggiatura alle spalle di questo prodotto, viene ancora di più arricchita dall’ottimo cast presente.

Ma, oltre a strappare qualche sorriso, questo drama fa soprattutto riflettere, fino ad arrivare ad un finale che (almeno a noi) ci ha fatto emozionare, nonostante la sua semplicità ma grande potenza espressiva, che buca lo schermo e arriva fino al cuore degli spettatori. La fotografia, poi, aggiunge la ciliegina alla buonissima torta che già questo film era, dandogli quel tocco in più, e meritandosi appieno la candidatura al più ambito premio cinematografico.

Consigliatissimo per 2 ore di sorrisi ma anche di riflessioni.

Il processo ai Chicago 7, la recensione: un processo politico e culturale all’America degli anni ’70
CONCLUSIONE
Consigliatissimo per 2 ore di sorrisi ma anche di riflessioni.
PRO
Storia vera ed emozionante
Fotografia
Sceneggiatura
CONTRO
8.5
VALUTAZIONE COMPLESSIVA

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